Si, siamo tutti folli.
Chi più, chi meno, ma lo siamo tutti. E cos’è la follia se non la parte oscura della ragione? Un angolo nascosto, un anfratto segreto tenuto tale dai dogmi imposti dalla società “civile”: non puoi essere folle nel 2009, e se lo sei… allora sei malato e devi essere curato.
Perchè ritenuto difettoso, forse anche pericoloso.
E allora meglio rinchiuderti in qualche istituto, “li sarai al sicuro”… Al sicuro da chi? Forse dagli sguardi disgustati della gente che si crede sana, e se incontra un matto per strada lo evita come si fa con le merde dei cani sui marciapiedi!
“Poverino, quello è malato… È matto! Vabbè, ora torniamo a casa che è lunedi sera e devo vedere assolutamente il Grande Fratello.”
Si, siamo tutti folli.
Chi più, chi meno, ma lo siamo tutti.

Parola abusata, ultimamente.Luigi delle Bicocche

Vorrei riportare il testo di una canzone di Caparezza “Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)“.

Narra la storia di un uomo che “lotta tutte le ore” e che “sopravvive al mestiere“… LUI si che, una volta morto, meriterebbe i funerali di Stato!

“Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”
Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
..un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo
Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco/ nelle sale bingo/
Man mano mi convinco/ che io

sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
…fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
come calcestruzzo in una betoniera
io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
..ne’ l’Uomo ragno ne’ Rocky, ne’ Rambo ne affini
farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe.

Sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe.

Sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
Sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

Mila è una lavapiatti.Lavapiatti

Lavora nello stesso ristorante dove faccio il cameriere.

Attacca alle 18:00 e stacca alle 24:00, il tutto per 30€.

Trenta euro sembrano poche, ma sono solo 10€ in meno dello stipendio MENSILE di sua figlia, laureata in psicologia e attualmente impegnata in una scuola elementare.

Si, avete capito bene, la figlia guadagna 40€ al mese.

Lo stipendio medio di un dipendente in un ufficio è di 100€ (CENTOEURO).

Non sto parlando di un altro pianeta, ma dell’Ungheria.

Mila proviene da una provincia impronunciabile a più di 400km da Kiev.

Nata e cresciuta lì, rimasta senza marito e con una figlia da mantenere, ha deciso di emigrare qui in Italia per cercare di non morire di fame. Lì gli stipendi sono un decimo rispetto ai nostri, ma il costo della vita è pressocchè uguale: il pane sempre un euro al kg, e sia la carne che il pesce costano come in Italia.

L’unico modo per sopravvivere è quindi quello di fuggire e cercare ospitalità in un altro paese.

Mila ha deciso di venire qui, dietro consiglio di una sua amica disposta anche ad ospitarla per i primi tempi.

Non conosceva una sola parola di Italiano, e i primi tempi nessuno voleva darle lavoro.

Poi ha conosciuto un uomo italiano che l’ha aiutata, e l’ha sposato.

Ora una parte dei soldi che guadagna li manda alla figlia in Ungheria: anche la figlia si è sposata e piano piano, insieme al marito, si stanno costruendo una casa.

5 anni di università sono costati 8′000€ : non solo le tasse di iscrizione, ma anche per poter sostenere gli esami c’era bisogno di pagare una mazzetta tassa mazzetta al professore di turno!

Anche i datori di lavoro in Ungheria sono disposti ad offrire lavoro solo in cambio del pagamento di una mazzetta.

La gente prova a ribellarsi, ma lo sconforto e la rabbia si scontrano con un muro di falsità, bugie e promesse non mantenute eretto da un governo corrotto e impotente, che nulla fa per cambiare le cose.

E allora?

E allora un applauso a Mila, che con tanto coraggio ha lasciato il suo paese per venire in questa Italia così ostile nei confronti degli stranieri.

E a chi continua a dire che gli stranieri “devono tornarsene a casa loro”… Li inviterei a visitare “la casa loro”, e li cronometrerei per vedere quanto resisterebbero prima di fuggire e tornare in Italia.

Brava Mila.

Rieccomi. Vi siete allenati con la Lezione 1?MateMagia

Bene, passiamo allora alla Lezione 2!

Oggi vi svelerò come fare, rigorosamente a mente, i quadrati dei numeri appartenenti alla decina “50″ (51,52,53…59)

Esempio 1:     56 x 56 = 3136

Passo 1: Sommare il numero 25 (fisso) con l’unità del numero di cui vogliamo calcolare il quadrato (nell’esempio 1: 25 + 6 = 31)

Passo 2: Fare il quadrato dell’unità (nell’esempio 1,  6 x 6 = 36 )

Passo 3: Mettere insieme i risultati ottenuti nei 2 passi precedenti:   (nell’esempio 1,  31   36  ===>  3136)

Fine!

Esempio 2:    57 x 57 :         25+7=32 7×7=49 ===>  32 49  ===>  3249

Vale sempre la raccomandazione: allenatevi!!

Alla prossima!

Ciao a tutti!MateMagia

Avevate mai pensato che la matematica potesse essere anche divertente?

No??? Allora continuate a leggere!

A partire da oggi, infatti, vorrei pubblicare una serie di “trucchetti” matematici (o MatemaGici?) che permettano di fare RAPIDAMENTE e A MENTE alcuni calcoli che normalmente faremmo solo con la calcolatrice…

Non ci credete? Allora seguitemi, e cambierete idea…!

———-

ESERCIZIO UNO: Fare il quadrato di qualsiasi numero di 2 cifre terminante per “5″ (es: 35, 45, 55…)

Esempio 1:     65 x 65 = 4225

Passo 1:  Moltiplicare la prima cifra (il numero che indica la “decina”, nell’esempio ‘6′ ) per “se stesso” aumentato di ‘1′:

6 x (6+1) = 6 x 7 = 42

Passo 2: Posizionare il numero ‘25′ (fisso) alla fine del risultato ottenuto al Passo 1.

42  25  ===> 4225

Esempio 2 :    75 x 75    ===>  7 x (7+1) = 7 x 8 = 56  ===>  5625

Facile, no? Basta un pò di allenamento… e il trucchetto sarà memorizzato!

Forse una manovra azzardata.Foto dell'incidente

Forse solo una fatalità.

Ipotesi che non modificano il risultato: non ci sei più.

Ed ora tua moglie Milena? Come farà da sola a crescere i vostri 3 figli?

E chi glielo dice alla tua piccola Claudia (4 anni tra pochi giorni) che non potrà più rivedere suo padre?

Una tragedia.

Forse evitabile, forse no.

L’unica cosa certa è che ci mancherai tantissimo…

Ciao Claudio.

“Luigi Strada detto Gino, Nobel per la Pace.”Gino Strada

Questo il titolo della petizione promossa 4 giorni fa su Internet.

E questo è il testo dello statuto della petizione:

Gino Strada è nato a Milano dove si è laureato in medicina, ramo chirurgia d’urgenza. E’ diventato chirurgo di guerra per scelta: dapprima lavorando con la Croce Rossa internazionale e poi creando un’associazione a favore delle vittime delle guerre civili. Emergency, sottotitolo Life Support of Civilian War Victims, nasce nel 1994 con sede in via Bautta 12 a Milano. L’obiettivo dell’organizzazione – come suggerisce il nome – è fornire assistenza alle vittime civili dei conflitti, menomate da ordigni bellici come le mine antiuomo, ma anche dalla malnutrizione e da mancanza di cure mediche, addestrare personale locale a far fronte alle necessità mediche, chirurgiche e riabilitative più urgenti e diffondere una cultura di pace. E’ un’ organizzazione internazionale privata, aperta, senza discriminazione politica, ideologica o religiosa, a tutti coloro che ne condividono i principi e gli obiettivi e ne sostengono le attività umanitarie. Dalla sua nascita Emergency ha creato sette ospedali e venticinque punti di pronto soccorso in Ruanda, Kurdistan iracheno, Cambogia e Afghanistan.

Se anche tu vuoi aderire alla petizione, vai al sito:

http://firmiamo.it/gino-strada-nobel-per-la-pace

e clicca sul pulsante grande “Firma” in fondo alla pagina, poi segui le istruzioni a video.

Non dimenticarti di cliccare sul link che ti arriverà nella mail di conferma, o il tuo voto andrà perduto!

E che dire se non… Grazie Gino!!

“Cosa succede alle persone cosiddette normali quando incontrano di colpo un matto che urla o le investe di un delirio incomprensibile? Quando vedono qualcuno crollato a terra, o inchiodato da uno spasmo sui gradini di una chiesa?dopo l’incontro restano immobili, con una espressione di disagio, di paura o di stordimento. Ma il loro volto è cambiato, è come se fossero state fotografate da una luce accecante, scuotono la testa, parlano da sole, per un attimo anche la loro normalità sembra incrinata. Cos’hanno visto nel lampo di quella luce, quale paesaggio, quale specchio, quale verità insostenibile che dimenticheranno subito dopo, ma la cui immagine resterà per sempre, in qualche recesso buio del loro cuore, nella biblioteca in fiamme della loro vita?”

Msn Messenger

Avete installato Live Messenger o MSN Messenger? Siete infastiditi da quei noiosissimi banner pubblicitari che compiaiono sotto la lista dei contatti e che si ingrandiscono ogni qualvolta (inavvertitamente) ci passate sopra col mouse?

Sapevate che quei banner pubblicitari rallentano (e non poco) il programma? Sono infatti realizzati in Flash, e non sono proprio leggerissimi… oltre ad occupare (inutilmente?) la banda!

Vediamo quindi come rimuoverli:

Se avete Windows ME/2000/Xp:

  • Cliccate su     Start —-> Esegui, e digitate:

notepad C:\Windows\System32\Drivers\etc\hosts

  • Si aprirà il file hosts, che contiene informazioni sulle associazioni “Indirizzo IP” —> “Sito Internet”. Posizionatevi alla fine del file e digitate:

127.0.0.1    rad.msn.com

  • Salvate e chiudete il file. Riavviate Live Messenger… e il gioco è fatto!!

Se avete Windows Vista:

  • Cliccate su Start —–> Tutti i Programmi , cercate il programma Notepad ma NON lo aprite: cliccateci sopra col tasto DESTRO del mouse e selezionate “Esegui come Amministratore“. Inserite la password del vostro account e vi si aprirà il programma Notepad. Cliccate su FILE —-> APRI (o OPEN) —> e aprite il file “Hosts” che trovate nel percorso:

\Windows\System32\drivers\etc

  • Modificatelo poi aggiungendo la scritta (descritta sopra) per la procedura per Xp. Ricordatevi infine di SALVARE il file appena modificato e di RIAVVIARE il programma Live Messenger (per rendere effettive le modifiche!).

Perchè funziona questa procedura? Semplice: i banner pubblicitari che vengono visualizzati nel programma, sono effettivamente presi da un server Microsoft, all’indirizzo “rad.msn.com”. Modificando il file come visto in precedenza, diciamo al pc di redirigere tutte le chiamate al server rad.msn.com, verso l’indirizzo 127.0.0.1 (altri non è che il vostro Pc!). Non trovando quindi il server stesso, il banner verrà sostituito con il logo (statico) del programma Live Messenger.

…provare per credere!

Saluti a tutti.

4 pezzi colorati, ognuno di colore diverso.

Semplicemente ricombinando tra loro i pezzi (che sono IDENTICI), nella disposizione a sinistra manca all’appello un quadratino… che fine ha fatto? :)

Paradosso

Alda Merini

“…La verità è sempre quella,

la cattiveria degli uomini

che ti abbassa

e ti costruisce un santuario di odio

dietro la porta socchiusa.

Ma l’amore della povera gente

brilla più di una qualsiasi filosofia.

Un povero ti dà tutto

e non ti rinfaccia mai la tua vigliaccheria.”

Alda Merini, da “Terra d’amore

Tra una molecola e una soluzione, tra uno scritto e un’interrogazione, mattoncino dopo mattoncino hai raggiunto il tuo traguardo… bravissima la mia Dottoressa in “Chimica e Tecnologie Farmaceutiche“!

Titti Laureata

Complimentoni per la tua Laurea Ale!!!
E che sono (tanto) orgoglioso di te, lo sai già…

Teatro

Non recitano solo gli attori.

Il mondo intero recita: chi è solamente una timida comparsa e chi, come te, ha recitato da protagonista.

I tuoi molteplici ruoli li hai interpretati magistralmente:

- “genitore attento”, di un figlio che hai educato come meglio non avresti potuto.

- “coniuge fedele e rispettoso della tua compagna”, cui hai rivolto le massime attenzioni fino all’ultimo.

- “instancabile lavoratore”, caratteristica che ti ha permesso di garantire una stabilità economica alla tua famiglia e di dar sfogo a quei piaceri (macchine grosse, grandi case) che non faranno la felicità… ma sicuramente ti avranno fatto vivere meglio!

- “nonno super affettuoso e premuroso” verso i nipotini che tanto hai amato e che difficilmente si rassegneranno alla tua lontananza.

Recitavi senza copione: sapevi sempre cosa fare e cosa dire in ogni situazione.

Ma lo spettacolo è giunto al termine: si chiuda oggi il sipario, e si dia inizio all’applauso, un lungo applauso che accompagni la tua uscita di scena come solo i più grandi si meritano…

…peccato solo che non sia possibile chiederti un “bis”!

Ciao Franco!

tossico

Alle 12:00 comincio a lavorare.

Perché non alle 17:00, ancora non l’ho capito.

Posiziono i tavoli, spostandoli senza pace come su una scacchiera, cercando di accontentare quanto possibile i mutevoli desideri della Cuoca/Padrona del Ristorante, Lucia.

Una tavolata da 25, una da 17, due da 10 e altre da 4.

Tovaglia, tovagliolo, bicchieri (2), forchette (2) e coltello.

Il cucchiaio non servirà: il menù è fisso e nessuna pietanza ne richiede l’utilizzo.

Perlustro la cucina:

- muffa su tutte le pareti

- pavimento colloso che rende difficoltoso il semplice passaggio

- fornelli che non vedono un sapone da chissà quanto tempo

- odore nauseabondo che proviene dai pentoloni sul fuoco

- cibo stipato nella cella frigorifera in condizioni vergognose

- cestello della lavastoviglie ricoperto da uno strato di ruggine.

Alle 20:00 arrivano i primi clienti, sorridenti e fiduciosi sul cenone che li attende.

alle 21:00 i primi mormorii, alle 22:00 le prime certezze (sulla qualità scadente del cibo), alle 23:00 la fila al bagno che neanche alla Posta, alle 23:55 tutti con lo spumante del Discount sul tavolo.

-3 -2 -1 Stap!

Ciccione in abiti improponibili che scimmiottano una macarena, la nausea generale che aumenta.

Ore 02:00, la gente alticcia ha già dimenticato di aver pagato 60€ per aver mangiato malissimo, e decide di barcollare fino alla propria auto.

Ore 03:30, prendo i 150€ che mi spettano (per 15 ore e 1/2 di lavoro), faccio gli auguri all’Indiano che ha passato la sera al gelo a controllare il parcheggio del Ristorante, e torno a casa.

Stanco ma con qualche euro in più nel portafogli.

Buon anno a tutti.

C: “Mpare, mi sposo!”
Io: “…ti sposi? Quando??”
C: “Tra un anno, abbiamo già prenotato la Chiesa!!”
Io: “…”
C: “Ovviamente sei invitato, faremo una mega festa poi!! Sai come funzionano i matrimoni qui in Sicilia….”
Io: “Ma… Ti sposi in Chiesa?”
C: “Ovvio!! E’ LA TRADIZIONE!!!”
Io: “…”
C: “lo sai mpare, se non lo facessi darei un dispiacere enorme a mia madre… E ai miei futuri suoceri!! E poi la gente? Cosa direbbe di noi? Verremmo additati come quellichenonsisonosposatiinchiesa!!”
Io: “…”
C: “Non guardarmi male… Giù le cose funzionano così!”
Io: “Quindi anche se non credi in Dio ti sposi in Chiesa per tradizione??”
C: “Ma io NON PROFESSO ma CREDO IN DIO! Anche se non vado mai a messa… In fondo in fondo ci credo! E poi la mia ragazza vuole l’abito bianco.”
Io: “E al Comune non potrebbe indossarlo?”
C: “Eh, ma vuoi mettere ad indossarlo in Chiesa? Una donna ci tiene a queste cose qua…”
Io: “…”

Io & Nina

Radiatore preso allo sfascio, 30 €.

Montaggio del radiatore, liquido radiatore e sistemazione ruota, 80€.

Rivedere Nina sorridermi nuovamente, non ha prezzo.

Per tutto il resto (freccia rotta, manubrio storto), ancora qualche giorno.

Tromba d'aria

Martedì 04/11/2008, ore 16.00.

Guardo in alto, e vedo nuvoloni carichi di pioggia avvicinarsi minacciosi.

Mi affretto ad indossare i pantaloni da pioggia, e accendo Nina: sono 35 km fino a casa, se mi sbrigo forse ce la faccio ad evitare il temporale!

Ore 16.20: la pioggia mi sorprende sulla statale Pontina.

C’è qualcosa di strano però, non è la solita pioggia: il cielo si è scurito improvvisamente, oscurando il paesaggio e costringendo gli automobilisti ad accendere gli anabbaglianti.

E questo vento così intenso…

Ore 16.30: i miei timori si concretizzano: è una tromba d’aria!! E mi trovo ad attraversarla con Nina!!!

Non c’è nessun punto dove possa ripararmi, tanto vale andare avanti!

Mi piazzo dietro ad un camion, sfruttandone la scia per ripararmi dalla pioggia che violentemente mi colpisce sul casco.

I pantaloni da pioggia reggono, il giubbotto di pelle non tanto: sento l’acqua che comincia a scorrermi sul torace fino ad entrarmi nei pantaloni…

La strada lentamente ma inesorabilmente si sta allagando: l’attrito sempre meno presente sotto le mie ruote me lo conferma.

Il camion accosta e si ferma: troppa pioggia per continuare… e allora io cosa dovrei dire???

Continuo ad andare avanti. Le raffiche di vento prendono possesso del mio mezzo, cercando in tutti i modi di farmi cadere.

Ma non mollo. E Nina con me. Andiamo avanti!!

7, forse 8, interminabili minuti… poi il vento che si placa, il vento che diminuisce. La tromba d’aria è passata.

Ma la strada è ancora allagata, e la minima distrazione potrebbe costarmi cara.

Procedo con difficoltà tra le macchine già ferme sulla statale, presagio di un’ostruzione che di lì a poco mi si presenterà davanti: un albero sradicato dalla forza della bufera e catapultato sulla carreggiata, a bloccare il transito delle macchine (e delle moto) in ambedue i sensi di marcia.

Ed ora?

Decido di tornare indietro (contromano) fino alla precedente uscita (circa 8km, ma tanto erano tutti fermi!).

Dopo appena un chilometro, vengo fermato da un altro motociclista che sopraggiungeva: aveva trovato due persone gentilissime (romene) dotate di motoseghe che potevano segare l’albero e creare quindi un provvidenziale passaggio. Faccio accomodare su Nina uno dei due salvatori, e ritorno verso l’albero.

Attendo qualche minuto partecipando, per quanto possibile, alla rimozione dei rami che via via vengono tagliati.

Ma la pioggia torna a farci visita: non c’è tempo per aspettare, devo ripartire, subito.

Torno quindi contromano fino all’uscita, e lascio la Pontina.

Le strade secondarie non sono come speravo: anche qui il traffico è paralizzato e il manto stradale è reso viscido dal fango colato per colpa della pioggia.

Ore 17:50: La pioggia aumenta, ma ormai sono solo a 2km da casa.

Nina fino ad ora si è comportata egregiamente: nessun segno di stanchezza o di cedimento.

Anche a bassi regimi, l’andatura è comunque stabile e pulita. Brava Nina.

Ore 17:52: Sono ormai a 400 metri. Una discesa, una salita e sono a casa. Intanto ripenso a questa giornata bestiale: mai vista tanta pioggia in un solo giorno!

Faccio la discesa.

Nel bel mezzo di una tromba d’aria… non mi era mai capitato!

Inizio la salita. Il casco è completamente appannato, non vedo quasi più nulla. Muovo il guanto (zuppo) della mano sinistra, e lo strofino contro la visiera, sperando in un miglioramento della visuale.

E qui accade la magia: la mia mano fa comparire ai miei occhi un’ombra nera…

La strada non è illuminata, e quell’ombra sembra proprio una pozzanghera.

Quando realizzo che è un albero a sbarrarmi la strada, è già tardi per frenare.

Un tonfo, poi la sensazione di volo. Sto volando!

Ma il volo è breve: l’asfalto duro contro il mio corpo mi ricorda che l’essere umano non è dotato di ali…

Ma il mio primo pensiero va a lei: si sarà fatta male?? Mi volto immediatamente e vedo del fumo grigio salire copiosamente verso il cielo, e lei adagiata su un fianco, con il fanalone ancora acceso e il motore al minimo ad implorarmi aiuto.

Mi tiro su, e capisco di non essermi fatto assolutamente nulla. Corro verso di lei. Ho il cuore che batte forte. Immediatamente giro la chiave e spengo il motore. Non voglio causarle ulteriori danni. La tiro su.

Intorno a me è calato il buio, e la vista dei fanali delle macchine che sopraggiungono (e non rallentano) mi fanno capire che forse è meglio affrettarmi e togliermi dal centro della strada!

La salita. Tengo la frizione premuta, non ho tempo per mettere a folle.

Comincio a spingere. 180 chilogrammi di motore, di anima e di cuore. Non ti abbandono Nina, non posso farlo.

Tanto più ora che ti sei sacrificata per me!

Raggiungo l’officina vicino la mia casa, e lì ti parcheggio.

Una freccia rotta, il carter sinistro rigato, il radiatore bucato e da sostituire, pezzi di legno incastrati tra il copertone e il cerchione anteriore e in qualsiasi pertugio lo permettesse e il manubrio piegato in maniera non naturale…

Ma il tuo fanalone è sempre lì che mi sorride, come a dirmi “Ce l’abbiamo fatta, anche stavolta…”.

Non preoccuparti Nina, appena possibile tornerai in grande forma, vedrai… te lo prometto!

E intanto… Grazie Nina!

Quest’oggi ho ricevuto questa mail che volentieri pubblico qui. Invito tutti gli studenti a leggerla fino in fondo e a diffonderla quanto + possibile!

CONOSCERE LA LEGGE 133/2008 PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA

“La storia umana diventa sempre di più una gara tra la cultura e la catastrofe”
H.G. Wells

Cercherò di essere il più breve e comprensivo possibile, ben sapendo che in ogni caso vi saranno
molte cose di cui scrivere, sperando che tutti abbiano il tempo e la pazienza di leggere quanto
riportato sotto, e trovino la spinta per informarsi ed informare quanta più gente possibile intorno a
se, perché si tratta di salvare l’università, una cultura di qualità per tutti coloro che desiderano
riceverla.
Più che una legge, è un enorme calderone all’interno del quale è stato gettato di tutto, ogni
argomento con una qualche valenza di tipo economico.
Il testo della legge potete trovarla a questo indirizzo, pubblicata sul sito web della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano.
Basti pensare che questa legge ha chiamato in causa le seguenti commissioni:

- Commissione V BILANCIO E TESORO e VI FINANZE
- Comitato per la LEGISLAZIONE
- Commissione I AFFARI COSTITUZIONALI
- Commissione II GIUSTIZIA
- Commissione III AFFARI ESTERI
- Commissione IV DIFESA
- Commissione VII CULTURA
- Commissione VIII AMBIENTE
- Commissione IX TRASPORTI
- Commissione X ATTIVITA’ PRODUTTIVE
- Commissione XI LAVORO
- Commissione XII AFFARI SOCIALI
- Commissione XIII AGRICOLTURA
- Commissione XIV POLITICHE UNIONE EUROPEA
- Commissione Parlamentare per le QUESTIONI REGIONALI

L’iter parlamentare di questa maxi legge ha avuto inizio con la prima lettura alla Camera dei
Deputati il 2 LUGLIO, per concludersi con l’approvazione il 6 AGOSTO 2008, e passare al Senato.
Un mese di discussione, due o tre giorni per settimana, nel completo silenzio dei media nel periodo
di minima attenzione dell’opinione pubblica, in vacanza, ferie…
Arriviamo a discutere cosa questa legge decreta al riguardo dell’università pubblica.

TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE DESTINATE ALL’UNIVERSITA’ PUBBLICA
E’ stata decisa da questa legge il taglio dei fondi destinati all’università pubblica (FFO – fondo per il
finanziamento ordinario delle università) nella seguente maniera.
Riduzione di:
- 63.5 milioni di euro per l’anno 2009
- 190 milioni di euro per l’anno 2010
- 316 milioni di euro per l’anno 2011
- 417 milioni di euro per l’anno 2012
- 455 milioni di euro a decorrere dell’anno 2013

per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino al 2013.

TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO”
Per sopperire all’improvviso ammanco dei finanziamenti pubblici, lo stato consente alle università
di trasformarsi in fondazioni di diritto privato..
Questo passo sancirebbe la morte di un’istruzione pubblica per tutti, consentendo alle fondazioni
universitarie di decidere l’entità delle tasse per gli studenti, ed andando a ledere il fondamentale
diritto allo studio univesitario, tutelato dalla Costituzione Italiana attraverso l’articolo 33, che recita:

Art. 33.
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Attualmente la legge difatti sancisce che nell’anno solare, il gettito delle tasse degli studenti non
deve superare il 20% dell’importo del finanziamento ordinario dello Stato (FFO), cosa che di fatto
pone un tetto massimo alle tasse che si possono far pagare ad uno studente.
Con il passaggio a fondazione l’università potrà (e vista la mancanza di fondi, dovrà) chiedere
qualunque cifra agli studenti, senza dover rispondere a nessun tetto prefissato.
Una retta universitaria da 10000 euro potrebbe essere uno standard per il prossimo anno
accademico.
Raggiungeremmo uno standard tipo college americano, dove o si vince una borsa di studio per
meriti sportivi, o si è abbastanza ricchi da poter far fronte ad una richiesta economica di tale portata.
Con l’entrata in vigore della legge 133/2008 si è andati a ledere questo principio costituzionali,
garantendo il diritto allo studio ed ad una formazione di qualità solamente a chi può far
affidamento su una grande capacità economica, andando a ledere il principio costituzionale di
eguaglianza e pari dignità tra i cittadini decretata dall’articolo 3

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Al contempo assisteremo alla definitiva violazione dell’articolo 9, che recita

Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica […]

vista la sostanziale impossibilità delle università di mantenere una gestione pubblica a seguito dei
tagli economici e di personale docente, di ricerca e tecnico – amministrativo subiti.
Oltre a questo vi sono implicazioni riguardanti i poteri economici.
Le università potranno “trovarsi uno sponsor” che li finanzi. Inutile dire gli effetti devastanti che
avrebbe un controllo economico di questo tipo sulla ricerca in tutti i vari settori universitari.
La ricerca verrebbe condotta secondo le direttive impartite dalle società finanziatrici, in base alla
redditività a livello economico!

TURN OVER (articolo 66)
La stessa legge ha imposto una drastica riduzione del personale universitario alle facoltà stesse, che
si trovano costrette improvvisamente a mandare obbligatoriamente in pensione chi ha maturato i
requisiti necessari, o altrimenti licenziare parte del proprio organico.
Logica vorrebbe una sostituzione nelle posizioni didattiche per mantenere l’offerta d’insegnamento.
La legge 133 impone invece un turn over bloccato al 20%, ovvero un nuovo assunto ogni
cinque pensionamenti o licenziamenti.
Come pensiamo di mantenere una didattica di buon livello in questa maniera?

Riassumendo:
- Le facoltà devono ridurre gli organici entro i termini imposti dalla legge, licenziando o
pensionando forzatamente
- Si può procedere all’assunzione ogni 5 pensionamenti e/o licenziamenti

Matematicamente qualcosa non torna. Si rinuncia a personale docente, chiedendo ai ricercatori di
mantenere il ruolo di insegnanti, mantenendo la stessa retribuzione e lavorando fuori dai compiti
stabiliti dal loro contratto (che prevede 60 ore di ricerca, e nessun obbligo all’insegnamento).
Con questa situazione, l’unica soluzione sarebbe sopprimere corsi d’insegnamento, fino a giungere
addirittura alla cancellazione dei corsi di laurea meno frequentati o considerati di minor interesse.
In questo rapido excursus informativo sono stati citati solamente i problemi più grossi a cui questa
legge condurrebbe, ma basta leggere con attenzione il testo della legge, o informarsi con chi già lo
ha fatto prima di noi perché vi si dischiudano gli abissi entro cui verrà gettata l’università se tutto
questo viene approvato in parlamento.

L’università da pubblica diventerebbe un privilegio per i pochi che potrebbero permettersi
rette universitarie altissime, mentre il livello qualitativo dell’insegnamento pubblico
crollerebbe a picco per la mancanza di docenti e la soppressione di esami, nonché
probabilmente anche di corsi di laurea meno frequentati o considerati “di minore rilievo”.
Si sta cercando di distruggere la nostra cultura ed obbligando le università a svendersi a
privati per sopravvivere, senza poi garantire un livello di istruzione accettabile.

DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’ PUBBLICA DALLA LEGGE 133/2008!!

Ieri è storia.

Domani è mistero.

Oggi è un dono: ecco perchè si chiama presente!

(dal film di animazione KungFu Panda)

TIC-TAC-TIC-TAC
…lo senti?
E’ il tempo che scorre, col suo ritmo inarrestabile e mai domo.
TIC-TAC-TIC-TAC
Secondi, minuti.
Attimi che fuggono via, che si tramutano in istantanee da archiviare nel cassetto dei ricordi.
TIC-TAC-TIC-TAC
il presente? E’ già passato.
E indietro non si torna.
TIC-TAC-TIC-TAC
Me lo sento, ci siamo…
TIC-TAC…

DRIIIIIIIIIIIIN!!!
Metto la sveglia su OFF.
Ok, mi alzo.
Buongiorno mondo.

No.

Non possono farlo.

Così, di punto in bianco, senza preavviso.

Non possono modificare il marchio (nonchè l’ormai celebre jingle) da Calfort a Calgon!

Certezze che crollano: dopo il Rider che diventa Twix, poi la Coppa Italia che è diventata la Tim Cup, ora la Serie C e la Serie D che sono diventate rispettivamente Prima Divisione e Seconda Divisione

Quale sarà la prossima rivoluzione?

Un ragazzo ventenne che si mette in viaggio, destinazione Alaska.

In fuga dai suoi genitori, troppo presi a litigare tra loro per concedergli le necessarie attenzioni adolescenziali.

In fuga da una società troppo capitalista, in cui fatica ad ambientarsi.

In fuga dai suoi soldi, considerati semplicemente inutili per raggiungere il suo scopo: trovare la felicità.

Felicità che intende raggiungere into the wild, nelle terre estreme, dove la vita è ancora selvaggia, vivendo di caccia in compagnia solamente dei suoi libri e della natura che lo circonda.

Un film a mio giudizio bellissimo, che racconta la vera storia di Christopher Johnson McCandless, conosciuto anche come Alexander Supertramp, un americano che tra il 1990 e il 1992 ha viaggiato negli Stati Uniti e nel Messico del Nord, fino ad arrivare in Alaska.

La vera foto di Christopher Johnson McCandless

La vera foto di Christopher Johnson McCandless

Durante il lungo viaggio incontra vari personaggi che lo aiutano a realizzare il suo progetto, chi donandogli soldi, chi attrezzature, chi insegnandogli tecniche di sopravvivenza e di caccia.

Ma il sogno del protagonista di voler raggiungere l’Alaska è talmente forte da passar sopra anche ai sentimenti della gente che lo circonda:

  • della sorella, in attesa di una chiamata rassicurante che non arriverà mai;
  • dei genitori, sull’orlo della pazzia per la scomparsa del loro primogenito;
  • della ragazza del camping, innamoratasi fin dal primo istante ma mai ricambiata;
  • dell’anziano che lo ospita in casa per qualche settimana, in attesa di una risposta alla sua richiesta di adozione, mai esaudita.

E si, perché secondo un pensiero panteistico della vita, Alexander Supertramp crede di poter trovare Dio (e la felicità) unicamente nella natura e nelle cose che lo circondano, scoprendo solo in punto di morte che:

Happyness only real when shared – la felicità è reale solo quando è condivisa

Bellissima la sceneggiatura road movie style curata dal regista Sean Penn, fantastica la colonna sonora Hard Sun, di Eddie Vedder.

…Consigliata la visione!

Salgo in sella.

Inserisco la chiave, la giro di 45° in senso orario poi premo il pulsante di accensione.

Un rombo e la moto è pronta.

Tiro la leva della frizione, inserisco la prima.

Rilascio lentamente la frizione dando un filo di gas: e il mondo comincia a muoversi.

Le strade, le case, le automobili, i passanti, tutto è vivo intorno a me!

Vedo case sfrecciare alla mia destra, o passanti sui marciapiedi scomparire dalla mia visuale in pochi attimi.

La concentrazione è alta, il paesaggio muta velocemente, e l’albero che un secondo fa riuscivo ad ammirare in tutta la sua bellezza, ora riesco ad immortalarlo solamente nello specchietto retrovisore.

Chi entra a far parte della mia visuale, lo fa solo per pochi istanti.

E già ne è uscito.

Ma il cielo no, sembra proprio non volersi muovere.

Con un’aria di sfida mi sovrasta, quasi a dirmi “E’ inutile che acceleri, io sarò sempre qui sopra di te.

La strada di contro scorre veloce sotto le ruote, nel senso opposto al mio senso di marcia, facendomi vibrare il corpo.

E l’asfalto diventa grigio e liscio, poi a tratti nero e poroso, poi dissestato e sporco.

Si trasforma costantemente all’unisono con il paesaggio.

Anche l’aria cambia: acquista profumi intensi, che dopo pochi metri sfumano in nuovi odori più o meno gradevoli.

Ma è già tempo di tornare a casa: scalo fino alla seconda marcia, facendo rallentare gradualmente il mondo che mi circonda.

Inserisco il folle e spengo la moto.

Silenzio.

Tutto è fermo: le case, i marciapiedi, gli alberi. Non si muove più nulla.

E come un arciere trattiene il fiato prima di scoccare la freccia dal proprio arco, così il mondo rimane in apnea, in attesa di ricominciare a muoversi intorno alla mia moto.

E a vivere.

Non bastavano la polizia, la polizia municipale, la polizia provinciale, i carabinieri, la guardia di finanza: ora scende in campo (anzi, in piazza) anche l’esercito!

Da oggi saranno circa 3000 i militari impegnati per le strade di 9 città, tra le quali Roma: 1000 per la sorveglianza degli “obiettivi sensibili”, 1000 per il controllo dei centri degli immigrati e altrettanti per il pattugliamento.

La domanda ora è: ce n’era veramente bisogno?

Quale può essere l’utilità di utilizzare, in città, uomini addestrati a combattere in scenari di guerra, e quindi non addestrati ad operare in azioni di protezione del cittadino?

In caso di emergenza (che nessuno si augura), come si comporteranno?

Mah…

Ore 10.25 del 2 agosto 1980, una valigia contenente 23 chilogrammi di esplosivo salta in aria all’interno della sala di aspetto della Stazione di Bologna.

80 morti e 250 feriti.

Ad oggi ancora non si conoscono i mandanti di questa strage: gruppi terroristi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina? Oppure i condannati all’ergastolo dalla Cassazione, Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, facenti parte dei Nuclei Armati Rivoluzionari?

L’unica certezza è che in tutta questa vicenda non c’è mai stata chiarezza.

Sono passati 28 anni, e tra depistaggi politici (che hanno portato alla condanna di due ufficiali e di un ex agente del SISMI, nonchè dell’ex capo della P2 Licio Gelli) ed ordini di cattura (28 immediatamente dopo la strage, tutti rilasciati l’anno seguente), la verità ancora non è venuta a galla.

Non rimane altro che celebrare la memoria di quelle 80 vite che (almeno fino ad una prossima eventuale smentita) sono state stroncate da un tanto folle quanto inspiegabile gesto compiuto dal Terrorismo Fascista.

E’ il caso di Grigory Toporov, un cittadino russo di 47 anni: a causare la fine del matrimonio è stata la rottura del suo attributo. Si è spezzata la protesi del pene che si era fatto installare per soddisfare la moglie. Toporov, avendo qualche problema di dimensioni, si è rivolto a uno specialista di Voronezh, nel sud della Russia. Il suo unico obiettivo era quello di soddisfare sua moglie sotto le lenzuola.

Ma nell’ultima notte trascorsa insieme, è successo l’impensabile: durante l’amplesso la protesi che il marito si era fatta installare si è improvvisamente spezzata.

Le ho detto che me ne sarei fatta montare un’altra più resistente – ha detto Toporov a un giornale locale – ma lei non ne ha voluto più sapere e ha chiesto il divorzio“.

Ad essersi rotto il cazzo dunque, non deve essere stato solamente lui…

Notizia di oggi:

(ANSA) – ROMA, 28 LUG – Entrano in una scuola elementare a Tor Tre Teste, a Roma, e devastano le aule. Poi riprendono la loro bravata col telefonino. Colti in flagrante dai Cc, 4 ragazzini di eta’ compresa tra i 10 ed i 13 anni sono stati denunciati a piede libero per danneggiamento aggravato in concorso. Notevoli i danni: vetri rotti,aule allagate, porte scardinate e servizi igienici distrutti.Si sta indagando se i 4 sono responsabili di analoghi episodi avvenuti nella stessa scuola la settimana scorsa.

…età compresa tra i 10 e i 13 anni!!

Ma come è possibile?? La mia generazione, a quella età, non era così violenta!

Il più grande atto vandalico che ardivamo compiere era bucare i palloni fatti con Crystal Ball dai nostri amici!

Si giocava a nascondino tra le macchine, o si cercavano le traiettorie impossibili con i SuperTele!

Niente PlayStation, ma solo Commodore64… Ma ci divertivamo lo stesso! E anche tanto!

Ma non eravamo così violenti, no. La nuova generazione fa paura: telefoni cellulari già a 10 anni, playstation con giochi come Mafia o GTA (ultra-violenti) sin dalla tenera età…

Di questo passo la prima parola non sarà più “Mamma” o “Pappa“, bensì “iPhone16Gb” e “NintendoWii“!

Che amarezza…

Francesco De Gregori
Album: Scacchi e Tarocchi

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera”.
Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.


Lo scienziato Carol Barnes, dell’Università dell’Arizona, ha pubblicato sul Journal of Neuroscience uno studio che ha fatto su topi di laboratorio:
se la memoria (soprattutto nelle persone anziane) fa cilecca è perchè nel cervello si inceppa il processo notturno di consolidamento dei ricordi formatisi durante il giorno appena trascorso.

La mia domanda è ora: ma come hanno fatto a capire dai topi che i loro ricordi erano svaniti (o semplicemente erano difettati)??

Gliel’hanno chiesto?

Dott: Signor topo, mi dica, ricorda cosa ha fatto la scorsa sera?
Topo: Veramente no… Forse sono stato con una topa, ma non ci giurerei…

Meno male che Silvio c’è.

Con l’approvazione del lodo Alfano, ora è ufficiale: lo scudo penale per le 4 più alte cariche dello stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Presidente della Camera, Presidente del Senato) è diventato legge costituzionale.

Ma non è anticostituzionale dire che non siamo tutti uguali davanti alla legge?

Questa squallida legge garantisce l’immunità penale per i 4 potenti, per reati commessi sia durante il mandato che precedentemente.

Ad oggi, l’unico dei 4 ad essere imputato è proprio (ma va?) il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Commette un reato, viene processato (“Processo Mills“) e a pochi mesi dalla condanna definitiva tira fuori dal cilindro una legge che sospende i processi.

Ma è troppo furbo lui o troppo stupida la gente che lo vota??

Ed il mio sogno ora non si potrà realizzare, almeno per tutta la durata della presente legislatura…

Il Postino suona sempre due volte

…e la cosa potrebbe darvi un pò di fastidio, specialmente se avete aperto alla prima.

Ma da oggi e fino al 30 Settembre, state in campana (o al citofono): la posta potrei consegnarvela io!

Sono ufficialmente un Postino! O meglio, un CTD (Contratto a Tempo Determinato) o un “Trimestrale”.

74 giorni da postino, e poi a casa.

Film con Massimo Troisi
Nina & Antares

Nina & Antares

Il resoconto del viaggio è online!

Per leggerlo cliccate in alto sul pulsante “Viaggio”!

Le foto del viaggio potete invece trovarle qui!

Buona lettura a tutti!

Il primo post è sempre il più difficile.

Comincerò quindi dal secondo.